Razza di Mario…

Apparso su TerraNullius, febbraio 2024

luca-scacchetti-razza-di-mario

Foto: Marcho Gronge

«Che ha?» sbottò Franco.

«Ma che ne so… Io non lo capisco proprio. Secondo te?»

«Non so che pensare. Mi sta mettendo in difficoltà stasera.» Franco appoggiò il mestolo sul piano cottura.

«L’ultima cosa che potevo pensare di lui, veramente.» Mirella si mise a sedere contro il bordo del tavolo della cucina, dietro di lei c’erano due coperchi, il frullatore, un cumulo di padelle. Divaricava i piedi e se li guardava, era un’ex ballerina di danza classica.

«Il telefono! Ti giuro, per me ci sta facendo uno scherzo. Ora torniamo di là e gli chiedo dove ha nascosto le telecamere!»

«Dai Franco,non esageriamo. Piuttosto: cerchiamo di non rovinare la serata.»

In salotto, Mario stava conducendo una discussione alquanto animata in cui era coinvolta l’altra coppia di invitati a cena, che erano Paola e suo marito, Francesco. Stava dicendo qualcosa come: «…e poi organizzano un tour guidato con escursione nel deserto e cena sotto le stelle, che è il top dell’esperienza da fare in Egitto.» Mentre rientravano in salotto, Franco rivolse a Mirella un’occhiata perplessa.

«Sì? E quanto lo fanno pagare tutto questo?» Mirella si inserì nel discorso con tono velatamente ironico, dopo aver ricambiato lo sguardo di Franco, il marito.

«Dipende» rispose prontamente Mario, con aria da esperto. «Dipende dalla compagnia che scegli. Ci sono quelle che lo mettono a pacchetto, oppure se le organizzi da solo, ma sempre da casa, è ovvio che…» e fece un gesto con la mano, che andava al ribasso.

«Ti ricordi quella volta che hai dormito nella foresta?» se ne uscì Paola spontaneamente.

«…con gli alci che sono spuntati tra gli alberi, e…» lo incalzò a sua volta Francesco, entusiasmandosi. Come per sua moglie: non c’era alcuna malizia dietro.

«…sì, gli alci, come no. Non la smetterete mai con questa storia, non è vero?» si lamentò Mario, melodrammatico. «Tiè» e diede di gomito a Franco, per invitarlo ad avvicinarsi. Franco, che aveva appena ripreso posto a tavola, non poté fare a meno di allontanare il cestino del pane e accostarsi all’amico. «Tu le hai mai viste così le stelle?» gli chiese Mario.

«Con quella faccenda delle presentazioni, invece?» intervenne Mirella.

«Quando torno dall’Egitto, forse…» rifletté distrattamente Mario. «E comunque, anche con i pernottamenti non siamo messi poi tanto male. Qui per esempio per la seconda notte abbiamo una piccola Spa giusto all’interno della struttura, roba da non credersi…» e si sollevò in piedi per mostrare lo schermo del telefono agli invitati.

La situazione era ambigua. Perché Mario non era nuovo al sarcasmo, e spesso bisognava conoscerlo, saperne le convinzioni e stare sul pezzo per non rischiare di prenderlo troppo sul serio e cadere in trappola. A volte saltava a piè pari due o tre piani logici del discorso e non era facile stargli dietro. Specie in fatto di umorismo, la pessima figura, con lui, era davvero dietro l’angolo. Forse, anche adesso, si trattava di una prova. Un tantino lunga nel complesso, e capace di rivelarsi perfino irritante se, come sembrava, stava riservando agli amici qualcosa di simile a un esame.

«Con le serie tv, ti stai ingozzando di qualcosa ultimamente?» Era uno schianto Mirella, quell’ironia pungente e mai offensiva capace di riportare tutti coi piedi a terra. Quando si metteva in testa di punzecchiare qualcuno indossava puntualmente i panni della teenager scanzonata, dopotutto le mancavano solo le ginocchiere coi pattini a rotelle perché quanto a sorriso, fuseaux e riccioloni cotonati c’era davvero tutto del cliché americano. E intanto si era messa seduta puntando le ginocchia contro il bordo del tavolo, sembrava sul punto di masticare un chewing gum e fare un palloncino. Guardava Mario negli occhi, era ostinata.

«Serie televisive?» bofonchiò Mario, un po’ sorpreso, per quanto avesse abbassato la testa per evitare il confronto diretto con Mirella. Era tornato a far scorrere il dito sullo schermo del telefono. «Ecco,» disse, «qui ci sono le più popolari serie egiziane… e questa sembra anche molto apprezzata, a giudicare dalla classifica. Magari prima di partire gli do un’occhiata, tanto per capire di più, per immergermi…»

Ci fu un momento di silenzio in cui tutti gli invitati restarono immobili a guardarlo, perché da un momento all’altro Mario sarebbe potuto saltare in piedi gridando: “Stronzate! Vi sto prendendo in giro, polli! Andateci voi in Egitto col vostro telefono legato al polso mentre spara le ultimissime dal fronte di guerra! Ci siete cascati come salami!” E infatti, come previsto, Mario si alzò in piedi per davvero, forse appena più lentamente di quanto fosse lecito aspettarsi, e disse: «Vi spiace se faccio una chiamatina con WhatsApp e intanto mi allontano un attimo? C’è questa tipa che ho conosciuto sui social, non ci siamo ancora sentiti al telefono ma parliamo da un po’, ci scambiamo like cuoricini e roba varia ma vorrei che la prima volta tra noi fosse un po’ più…» ma non finì la frase, fissò uno ad uno gli amici che erano rimasti zitti e seduti ai loro posti. Forse, in quel momento Mario avrebbe voluto aggiungere: “E poi magari più tardi mi spiegherete anche il perché di quegli sguardi”, ma nella pratica, benché nessuno gli avesse risposto, si voltò e imboccò il corridoio che portava in terrazzo.

I quattro ripresero a mangiare, senza alzare le facce dai piatti. Finché Paola ruppe il ghiaccio e disse: «Com’è tenero il carpaccio! Complimenti Mirella, posso chiederti dove l’hai preso?».

Mirella ci mise qualche secondo per realizzare che era stata chiamata in causa. Poi si riscosse, alzò la testa dal piatto e disse, atona: «C’è quel negozio che sta dietro la piazza, superati i portici, ormai è da qualche tempo che…»

«Che cazzo ha Mario oggi, eh? Ci sta attirando in trappola o cosa? Io se continua così lo rimetto nel water il carpaccio, questa tensione è insopportabile» e così dicendo Francesco spinse lontano da sé il piatto.

«Francesco ha ragione, questo qui stasera mi manda ai pazzi» concordò Franco.

«Forza ragazzi, non vi agitate, lasciate perdere» fece Paola in tono conciliante, mentre guardava con intenzione Mirella. «A Mario piace giocare, lo sapete com’è, a volte fa il burlone…»

Mirella si era rabbuiata. Si alzò in piedi e afferrò le sigarette dal mobile della sala da pranzo. Se ne accese una. Poi disse: «Secondo me è cambiato. Mario ha flippato, dite addio al vecchio e rigido rompipalle a cui avevamo imparato a volere bene».

«No non è possibile, noi ci conosciamo da ragazzi,» obiettò Francesco, «siamo stati in vacanza insieme, è impossibile che sia cambiato così tanto…»

«…il partito, i concerti, l’occupazione, perfino i saggi, sarà una delle sue, adesso vedrete che quando torna scopre il bluff e…» Franco fu interrotto da una voce: era Mario che, rientrando in casa, aveva urlato qualcosa. Eccolo, avranno pensato gli amici, tutto secondo i piani, adesso si smaschera: zitti tutti, silenzio assoluto. In salotto si sentivano solo i suoi passi, sempre più svelti. Era questione di momenti. Poi sarebbero arrivate le solite esternazioni: coglione di qua coglione di là stavolta ci hai fatto passare davvero un brutto quarto d’ora, e si sarebbe ripresa la serata, mangiando bene e digerendo meglio, ancora qualche risata e poi a nanna, l’indomani c’era da svegliarsi presto.

«Guardate qua, solo per maschietti naturalmente! Che ne dici, eh France’?» Mario ripiombò in salotto con un po’ troppo entusiasmo per uno che doveva vuotare il sacco, e piazzò lo schermo del telefono sotto il naso di Francesco.

Francesco rimase impassibile davanti alle foto di quella persona, presumibilmente, con la quale Mario era appena stato al telefono. Mario era sempre stato un guascone in termini di donne, e non poteva stranire più di tanto una’uscita del genere, ma era il contesto in cui andava a inserirsi a stonare, visto che gli amici si aspettavano un ribaltamento della vicenda.

«Non ti scaldare troppo eh, mi raccomando…» Mario rincarò la dose, ma nessuno degli invitati, a partire da Francesco, sembrò cogliere la battuta e divertirsi.

Mirella finì la sigaretta e prese a sparecchiare la tavola. Paola fece finta di rispondere a un paio di messaggi, mostrandosi molto impegnata col telefono. Franco e Francesco si guardarono, da una parte all’altra del tavolo, mentre Mario faceva il giro e riprendeva il suo posto sulla sedia.

«Ho attivato una sponsorizzazione…» disse, per aumentare l’aspettativa, «Praticamente tu paghi una sorta di abbonamento mensile mentre in realtà consenti alle pubblicità di apparire quando gli altri cercano il tuo profilo, e ben venga, perché grazie a questa mossa cos’è successo, che io e questa tipa stiamo già insieme e abbiamo progettato di andarcene qualche giorno in Egitto che poi era il tour di cui vi parlavo, ma avevo taciuto i particolari, per farvi la sorpresa… E la sorpresa è questa: finalmente mi fidanzo in Egitto! Dite la verità, era per questo che finora vi ho visto un po’ giù di corda, un po’ tesi, si sentiva così tanto che avevo in serbo qualcosa?»

Forse Franco avrebbe fatto meglio a non mettersi a bere del vino proprio mentre Mario era in procinto di pronunciare con tanta enfasi quella parola: “sorpresa”: per poco il liquido non gli era schizzato fuori dalle labbra. Francesco si limitò a voltare la testa dall’altra parte, sdegnoso, e forse tra sé e sé era arrivato perfino appena a mugugnare un improperio, mimando tuttavia anche il gesto di chi, con la coda dell’occhio, si sia accorto che il dirimpettaio stia per sputargli in faccia l’equivalente di mezzo calice di vino rosso. Paola continuava a far finta di niente, digitava qualcosa sullo schermo del telefono, mal celava giusto un sorrisino di disagio, e a breve avrebbe avuto bisogno di andarsene in bagno o quantomeno di dichiararne l’intenzione per poi nascondersi in corridoio, quanto bastava per sottrarsi alla situazione. Mirella, la bella e ridente Mirella carica di energia positiva, stava usando davvero poca premura col lavello, per cui tutto quel clangore lasciava presagire che molto presto qualcuno di loro avrebbe dovuto recarsi in cucina per accertarsi dell’accaduto, e magari darle anche una mano con scopa e paletta.

«E che diamine, addirittura rischiare di strozzarsi, fratello!» scherzò Mario con Franco, che tossiva. «Mi avete sentito parlare di alci, no? Di notti passate in case abbandonate, e adesso… Che sta succedendo in cucina?»

Mirella ricomparve sulla porta del salotto, sembrava seccata: «Allora, tu lo prendi il caffè Mario?».

«Be’ sì, io lo prendo» rispose Mario, un po’ intimidito, e si guardò intorno, ma gli altri non risposero. «E i ragazzi?»

«Col cazzo che prendo il caffè a quest’ora» fu il commento di Francesco, che era ancora voltato dall’altra parte.

«Dovresti avere più riguardo per Mirella» intervenne subito Franco, e lo guardò accigliato, dall’altra parte del tavolo.

«Riguardo, certo, dovrei avere riguardo. Cos’è, abbiamo due pazzi a tavola stasera? Pensa piuttosto a calici e piatti, quanto ti costeranno. E smettila di guardarmi come se il problema sia io…»

Paola aveva alzato gli occhi dal telefono, sembrava molto preoccupata. Posò una mano sulla spalla del marito. «E leva ‘sta mano» ringhiò Francesco, «basta pietismi»

«Pietismi: hai fatto scopa, bravo. Sei tu il terzo pazzo stasera, o sbaglio?» si azzardò a rispondere Franco, ed era evidente che non scherzava. Al che Francesco scattò in piedi e gli scagliò contro il bicchiere pieno d’acqua. Ne seguì che Franco aveva la camicia bagnata fino al mento, ma per fortuna il bicchiere era andato a infrangersi contro il muro dietro di lui.

Mario era sbalordito. Da dove veniva tutta quella tensione, se finora la cena si era svolta pacificamente? Forse era accaduto qualcosa di grosso mentre era stato al telefono in terrazzo, non c’era altra spiegazione. Si sporse precipitosamente sul tavolo e abbrancò il braccio di Franco che brandiva il collo di una bottiglia…

Ore dopo, nel cuore della notte, la situazione sembrava rientrata nella norma. Sotto una luce rossastra comprata apposta per favorire il sonno, gli amici si erano riuniti nel disimpegno della casa di Franco e Mirella, una stanzina senza finestre ma con abbastanza spazio, tra due poltroncine e un armadio, per starci seduti tutti e cinque a gambe incrociate. Mirella si accese una canna, diede appena due boccate e la passò a Franco. Franco fece lo stesso e la offrì a Francesco. Poi fu la volta di Paola, e per ultimo toccò a Mario.

«…e questa è Petra» disse quest’ultimo con voce prudente, «Mentre qui ci sono le mongolfiere. Comunque, ora che è passato, mi volete spiegare cos’è successo?»